Il soggiorno trascorso a casa di Adam e Anja è stato intenso e piacevole!
Abitano a Opinogora Gorna, a poco più di 100 chilometri da Varsavia. La loro casa è immersa nella natura e ci hanno messo a disposizione un appartamento recentemente ristrutturato in un ex fienile molto suggestivo.
Abbiamo contribuito a diversi lavori manuali: dallo spaccare la legna per l’inverno, fare una cernita dei ferri vecchi da buttare, sistemare cose precedentemente tolte dalla cantina, isolare una parete con pannelli di polistirolo, lavare damigiane, raccogliere ortaggi e preparare conserve.
Abbiamo apprezzato quanto Adam e Anja dedichino tempo all’autoproduzione di generi alimentari: dalle conserve alla produzione di birra (tra l’altro ottima!)
Così come nella precedente esperienza questi lavori ci impegnavano per 5 ore al giorno. È stato impegnativo ma ci ha dato anche soddisfazione poter contribuire alla sistemazione e al miglioramento delle case altrui. Ogni casa insieme alle persone che la animano e abitano è un pezzetto di mondo, con i suoi sogni da realizzare. È piacevole contribuire a rendere questi ambienti più confortevoli, familiari e accoglienti. Credo che sistemare il “troiaio” (licenza poetica del nostro host polacco che parla italiano) non sia solo una questione estetica: né un vezzo né una pulsione di controllo. Più che altro una questione di cura e di attenzione di come stiamo negli ambienti, con noi stessi e con gli altri! E’ un modo per riconoscere l’abbondanza di ciò che ci circonda e si ha, per dare valore a quello che c’è e valorizzarlo! Perché – come dice una canzone degli Afterhours – “se vale tutto niente vale!”
Nel tempo libero abbiamo fatto delle cose piacevoli: il falò la sera di Ferragosto, nuotate nel laghetto e anche per loro Sandro ha cucinato la sua famosa pasta alla carbonara!
Anche ad Adam abbiamo chiesto di raccontarci le motivazioni che li hanno portati a scegliere di iscrivere loro figlio in una scuola democratica che, purtroppo, visto il periodo di vacanze estive non abbiamo potuto visitare.
La sua testimonianza come quelle finora raccolte e quelle a venire entrerà a fare parte del documentario che vorremmo realizzare.
Quando pochi giorni fa abbiamo fatto sosta a Mszana ci siamo accorti di essere a pochi chilometri da Auscwhitz e, istintivamente, abbiamo pensato di venire a visitarlo. Era un’opportunità troppo grande per non coglierla.
Adesso, dopo oltre quattro ore di visita guidata, Giacomo e Anita, esausti, si sono addormentati e tra noi è calato il silenzio.
Sono talmente forti le emozioni vissute oggi che le parole sembrano un inutile orpello nel tentativo di cercare di dare una spiegazione che in realtà non c’è o, quantomeno, non rende giustizia all’orrore accaduto in questi luoghi e vissuto da oltre un milione di persone.
In certi momenti ci è sembrato di avere il bisogno di nasconderci dietro al cellulare per catturare immagini che parevano pugni nello stomaco. Un modo ingenuo per allontanare o anche solo creare una distanza emotiva tra noi e quelle stanze ormai vuote che trasudano una pienezza troppo greve da sopportare.
Anna, la guida che ci ha accompagnato nella visita, ci ha condotto nei diversi luoghi del campo, nelle baracche adesso adibite a museo.
Quelle più tristemente suggestive sono probabilmente quelle che furono chiamate “Canada” (agli ebrei prelevati dai ghetti veniva detto che sarebbero stati condotti nel Paese nordamericano per potervi iniziare una nuova vita”).
Vi sono raccolti montagne di effetti personali: occhiali, scarpe, pettini, vestiti, pentole, protesi, valigie… Questi enormi accumuli ci sono sembrati i precursori di celebri installazioni di arte contemporanea come, ad esempio, quelli di Christian Boltanski.
Il campo di sterminio venne creato alla metà del 1940, nella città di Oswiecim, rinominata dai tedeschi Auschwitz. Ha assunto da subito al ruolo di campo di concentramento soprattutto per ospitare prigionieri polacchi che non trovavano più posto nelle carceri ormai sature.
A partire dal 1942 il lager iniziò a svolgere una seconda, terribile, funzione: iniziò ad essere utilizzato come campo di stermino di massa per gli Ebrei.
La scelta del luogo in cui far sorgere il campo ha due ragioni principali: innanzitutto con l’occupazione della Polonia i soldati nazisti confiscarono le caserme già esistenti per evitare di doverne costruire di nuove. Inoltre, dal punto di vista geografico, Oswiecim si trova nel cuore dell’Europa e grazie alla sua rete ferroviaria era particolarmente adatto, dal punto di vista logistico, per convogliare i numerosi treni carichi di prigionieri provenienti da ogni angolo del continente.
Le dimensioni di questi luoghi sono enormi: un vero e proprio distretto dell’orrore che, grazie al lavoro forzato dei prigionieri, portò tra il 1942 e il 1944 alla costruzione di circa cinquanta campi sussidiari nei dintorni oltre a Birkenau e Monowitz per una superficie totale di circa 40 chilometri quadrati (la cosiddetta Interessengebiet – zona di interesse).
Il vicino campo di Birkenau, costruito sul territorio del paese di Brzezinka, fu costruito a partire dal 1941 e vi vennero installati i più celebri e terribili strumenti del genocidio pianificato dai nazisti: le camere a gas.
Uno degli aspetti che più ci ha colpito è stata la fredda e calcolata premeditazione con cui i vertici dell’esercito tedesco hanno cercato di ottenere il massimo risultato (numero di persone eliminate) con il minimo sforzo in fatto di tempo e spesa. Una strategia basata sul principio di economia, la quintessenza della capacità manageriale applicata ad un disegno folle e crudele.
La scelta stessa di utilizzare lo Zyklon B come strumento di morte risponde alla necessità di uccidere molte persone contemporaneamente senza utilizzare neanche una munizione.
I numeri di questo folle progetto sono, ancora una volta, impressionanti:
nel 1944 i nazisti deportarono ad Auschwitz quasi 430 mila Ebrei dalla sola Ungheria;
300 mila dalla Polonia;
7 mila e 500 dall’Italia;
in tutto oltre 1 milione e 300 mila persone furono deportate ad Auschwitz-Birkenau;
la funzionalità delle camere a gas arrivò a dispensare la morte a 6000 persone al giorno;
il 20% delle persone entrate nei due campi erano bambini;
la razione di cibo quotidiana (pane, zuppa e un pezzo di margarina) non arrivava a 1000 calorie.
Oltre all’eccidio di così tante persone questi luoghi hanno visto perpetrare esperimenti sui corpi di bambini e bambine, uomini e donne nel nome di una scienza folle che voleva, tra le altre cose, portare alla sterilizzazione di massa delle cosiddette razze inferiori e a una maggiore fertilità per le donne tedesche.
È osservando le foto e i materiali esposti negli edifici che costituivano il lager, divenuto museo e luogo della memoria nel luglio del 1947, che abbiamo avuto modo di percepire e toccare con mano il senso di ciò che Hannah Arendt definì la banalità del male.
Ci siamo chiesti quanto fosse opportuno per i nostri figli fare questo tipo di esperienza emotivamente molto intensa.
Ci siamo interrogati a lungo prima di prendere una decisione e alla fine ha vinto l’idea che fosse un’occasione irripetibile per poter conoscere e tematizzare una pagina di storia.
Li abbiamo portati con noi alle manifestazioni del 25 aprile, recentemente abbiamo discusso del conflitto in corso in Ucraina e, più in generale, abbiamo sempre affrontato tematiche di attualità, anche forti e crudeli, con sincerità ed apertura.
Durante la visita hanno ascoltato con attenzione, hanno fatto domande a noi e alla guida, hanno osservato le baracche, le foto, gli ammassi di scarpe, vestiti, capelli. Hanno visto la camera a gas e i forni crematori del campo di Auschwitz-Birkenau.
Alla fine, come spesso accade, ci siamo accorti che le loro competenze e capacità di rielaborazione sono maggiori delle nostre perplessità e dei nostri timori iniziali.
Durante la cena abbiamo avuto modo di parlare insieme della giornata che si stava concludendo, di cosa ci aveva colpito e delle emozioni che ci stavano attraversando.
Ecco le loro impressioni:
Giacomo: << Mi ha colpito vedere quelle montagne di vestiti, scarpe e capelli e sapere che gli estraevano i denti d’oro. Mi ha stupito che l’80% delle persone andavano direttamente nelle camere a gas e solo il 20% veniva messo nel campo di concentramento. A Birkenau mi hanno fatto impressione i bagni nella baracca. Erano tantissimi e tutti vicini, senza divisori. Un’altra cosa che mi è rimasta impressa è come li facevano entrare nelle camere a gas: dopo il viaggio in treno gli proponevano di fare una doccia, gli chiedevano di ricordare dove lasciavano i vestiti e gli davano il sapone. Quando erano dentro chiudevano la porta e spegnevano la luce. A quel punto gli ebrei capivano che era un inganno. Mi è molto dispiaciuto sapere che i nazisti usavano così tanta prepotenza. Ho privato tristezza per tutte quelle persone morte.>>
Anita: <<Anche a me hanno colpito i capelli e poi i vestiti e le scarpe dei bambini. Tutti quei capelli dimostrano che c’erano cento infinite persone e sono tutte morte. Ho sentito che la guida diceva che gli davano pochissimo cibo. Mi sono sentita triste per loro…>>
Ci siamo messi in viaggio spinti dal desiderio di cercare nuovi orizzonti, nuove prospettive per guardare al mondo con gioia e stupore e ci siamo imbattuti nell’orrore e nella disperazione.
Speriamo che questa tappa possa servire alla nostra famiglia e a chi legge questo blog a fare tesoro di questa testimonianza per dare un senso alle parole di Primo Levi sopravvissuto dopo un anno di prigionia e liberato dai soldati russi nel 1945 “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.”
Per scegliere i posti in cui fermarci a dormire il più delle volte ci affidiamo a park4night.
È una app utilissima usata da milioni di utenti che segnalano parcheggi, aree di sosta a pagamento o gratuite, campeggi, e luoghi in mezzo alla natura.
Ieri, spostandoci dalla Repubblica Ceca alla Polonia, la nostra scelta è caduta su un’area di sosta realizzata dal comune di Mszana.
Può ospitare fino a dieci camper o furgoni. Sono presenti tutti i servizi essenziali: carico e scarico dell’acqua, elettricità, bagni e un grazioso berceau con tavolo e panche. Il tutto completamente gratuito!
Dall’altra parte della strada ci sono un panettiere, un supermercato ben fornito e subito dietro un grande e ben attrezzato parco giochi.
Un dipendente comunale passa di qui almeno un paio di volte al giorno. Ci è parso di capire che lo faccia più per piacere che per dovere. Si chiama Jacek (il corrispettivo di Giacomo in polacco), è uno straordinario poliglotta e, con estrema cordialità, ci ha fornito informazioni su Mszana e dintorni.
Al nostro arrivo abbiamo conosciuto Erika e Hansruedi, una coppia di viaggiatori provenienti dalla Svizzera tedesca che, da quando sono in pensione, hanno deciso di acquistare un camper.
Pensavo di impressionarli raccontandogli del nostro desiderio di stare via sei mesi ma mi sono dovuto ricredere quando Erika mi ha detto che loro sono in giro da tre anni!
Praticamente hanno compiuto lo stesso percorso che vorremmo fare noi visitando la Scandinavia (Hansruedi mi ha dato delle ottime dritte su alcune isole a sud di Turku, in Finlandia) per poi andare a svernare nell’Europa del sud.
Amano la Sicilia e hanno trascorso lì entrambi i periodi di confinamento (parola che preferisco rispetto al più usato lockdown).
Erika parla benissimo italiano avendolo imparato nel Canton Ticino dove ha lavorato anni fa come puericultrice. È una donna solare e sorridente ed ha subito interagito con Giacomo e Anita coinvolgendoli in diversi giochi e regalandogli, alla fine, un pallone.
Oggi i nostri itinerari si separeranno, portandoci in direzioni opposte: noi proseguiremo verso nord e loro verso sud ma, chissà, un giorno forse ci ritroveremo lungo la strada… Magari davanti a un cannolo siciliano!
Ho chiesto alla nostra host Christina McKellar di raccontarmi un po’ di lei, della sua esperienza come insegnante, del suo approccio e dei suoi sogni.
Ecco cosa mi ha scritto:
My name is Christina Ann McKellar. I am from Pennsylvania, USA but have lived abroad for about 13 years. I am a passionate educator, world traveler, mom of twins, and lifelong learner.
From the time I was a young adult, I knew I wanted to work with children, so it was an easy choice to find a field to study at university. I graduated with a bachelor’s and master’s degree in elementary and special education at Manhattan College in New York City. Just after graduating, I left for South Korea to embark on my first teaching adventure. My experience was challenging at times, especially navigating the cultural rules and differences. I left Korea after a year with a strong desire to continue teaching abroad. Shortly after, I moved to the Czech Republic where I am still living today.
In the early days of my teaching career, I made most of the decisions in my classroom. I was addressed as Ms. McKellar, enforced rules which were constructed by me and given to the pupils to follow with little explanation. I single-handedly designed the learning environment with colorful papers, and posters and arranged the desks without consulting the pupils who had to sit there. I can still remember spending hours making a giant cupcake out of tissue paper for my first-grade welcome wall. I quickly found myself exhausted by the work and hated the test-driven curriculum I was forced to follow. I had taught for less than 5 years and was already beginning to burn out.
I was first introduced to concept-based teaching and learning through the International Baccalaureate at MEF International school in Istanbul. The Primary Years Program follows a concept-based and transdisciplinary curriculum model and encourages learning through an inquiry-based approach. I quickly fell in love with many aspects of teaching and learning in the PYP and was instantly rejuvenated as an educator. My classroom transformed into a communal learning environment where pupils were encouraged to explore their own curiosities and challenged to think about and reflect on their own learning. The students chose how the learning environment would be set up and even graffitied the walls with images that reflected their favorite learning experiences. Learning is engaging, relevant, and owned by the learner. Assessment is the responsibility of the student, parent, and teacher, and is carried out through personal projects and reflection. Opportunities are provided for the learner to explore authentic usage of knowledge and skills and show a transferrable understanding of a bigger idea/concept.
Enthralled by the Primary Years Program, I since dedicated myself to studying more about concept-based inquiry. In 2017, I completed a week-long training with Lynn Erickson and Lois Lanning and received a certification in concept-based curriculum and instruction. I worked for three years as both a concept-based and PYP curriculum coordinator where I coached teachers, led workshops, and guided my school in the development of a program of inquiry.
I took a 3-year break to be home with my now 2.5-year-old twin daughters. I am living in a small village in the Czech Republic and will be opening a small language club in the fall of 2022, called The Elements English Club. I teach small mixed-age groups and emphasize learning English through play and authentic experiences. Learn more here: https://theelementsenglishclub.com/
In the future, I hope to work more with Czech educators and schools. Through consultancy, I want to help find ways to integrate student-led approaches and a bilingual teaching model into Czech public schools. I hope my language club can provide an example of how teaching and learning English in schools can be more meaningful and effective.
I believe that true educators never stop learning. One of the most inspiring ways to develop professionally is to walk into different classrooms and schools and experience teaching and learning through the perspectives of others around the world. I am happy to support the “Orizzonti di gioia” project and I am looking forward to seeing what their journey will teach us all!
Aggiungo una traduzione per chi ha meno dimestichezza con la lingua inglese…
Mi chiamo Christina Ann McKellar. Vengo dalla Pennsylvania, USA, ma vivo all’estero da circa 13 anni. Sono un’educatrice appassionata, viaggiatrice del mondo, mamma di due gemelli e studentessa permanente.
Da quando ero una giovane adulta, sapevo di voler lavorare con i bambini, quindi è stata una scelta facile trovare un campo d’indagine in cui studiare all’università. Mi sono laureata con una laurea e un master in educazione elementare e speciale al Manhattan College di New York City. Subito dopo la laurea, sono partita per la Corea del Sud per intraprendere la mia prima avventura di insegnamento. La mia esperienza è stata a volte impegnativa, soprattutto navigando tra le regole e le differenze culturali. Ho lasciato la Corea dopo un anno con il forte desiderio di continuare a insegnare all’estero. Poco dopo mi sono trasferita nella Repubblica Ceca dove vivo ancora oggi.
Nei primi giorni della mia carriera di insegnante, prendevo la maggior parte delle decisioni nella mia classe. Sono stata chiamata “signora McKellar”, ho imposto regole che sono state decise da me e date agli alunni da seguire con poche spiegazioni. Ho progettato da sola l’ambiente di apprendimento con carte colorate e poster e ho sistemato i banchi senza consultare gli alunni che dovevano sedersi lì. Ricordo ancora di aver passato ore a fare un gigantesco cupcake con la carta velina per il mio muro di benvenuto di prima elementare. Mi sono trovata subito esausta per il lavoro e ho odiato il curriculum basato sui test che ero costretta a seguire. Avevo insegnato per meno di 5 anni e stavo già iniziando a esaurirmi.
Sono stata introdotta per la prima volta all’insegnamento e all’apprendimento basati su concetti attraverso l’International Baccalaureate presso la MEF International School di Istanbul. Il programma Primary Years segue un modello di curriculum basato su concetti, è transdisciplinare e incoraggia l’apprendimento attraverso un approccio basato sull’indagine. Mi sono subito innamorata di molti aspetti dell’insegnamento e dell’apprendimento nel PYP e mi sono immediatamente sentita ringiovanita come educatore. La mia classe si è trasformata in un ambiente di apprendimento comune in cui gli alunni sono stati incoraggiati a esplorare le proprie curiosità e ingaggiati a pensare e riflettere sul proprio apprendimento. Gli studenti hanno scelto come impostare l’ambiente di apprendimento e hanno persino fatto graffiti sui muri con immagini che riflettessero le loro esperienze di apprendimento preferite. L’apprendimento è coinvolgente, pertinente e scelto dello studente. La valutazione è responsabilità dello studente, del genitore e dell’insegnante e si svolge attraverso progetti personali e riflessioni. Vengono fornite opportunità allo studente di esplorare l’uso autentico delle conoscenze e delle abilità e mostrare una comprensione trasferibile di un’idea/concetto più ampio.
Affascinata dal programma Primary Years, da allora mi sono dedicata a studiare di più sulla ricerca basata sui concetti. Nel 2017, ho completato una settimana di formazione con Lynn Erickson e Lois Lanning e ho ricevuto una certificazione in curriculum e istruzione basati su concetti. Ho lavorato per tre anni sia come coordinatrice del curriculum basato su concetti che PYP, dove ho istruito insegnanti, condotto workshop e guidato la mia scuola nello sviluppo di un programma di indagine.
Mi sono presa una pausa di 3 anni per stare a casa con le mie figlie gemelle di 2,5 anni. Vivo in un piccolo villaggio della Repubblica Ceca e nell’autunno del 2022 aprirò un piccolo club linguistico, chiamato The Elements English Club. Insegno a piccoli gruppi di età miste e porpongo l’apprendimento dell’inglese attraverso il gioco e le esperienze autentiche.
In futuro, spero di lavorare di più con gli educatori e le scuole ceche. Attraverso la consulenza, voglio aiutare a trovare modi per integrare gli approcci guidati dagli studenti e un modello di insegnamento bilingue nelle scuole pubbliche ceche. Spero che il mio club linguistico possa fornire un esempio di come insegnare e imparare l’inglese nelle scuole possa essere più significativo ed efficace.
Credo che i veri educatori non smettano mai di imparare. Uno dei modi più stimolanti per svilupparsi professionalmente è entrare in classi e scuole diverse e sperimentare l’insegnamento e l’apprendimento attraverso le prospettive di altri in tutto il mondo. Sono felice di supportare il progetto “Orizzonti di gioia” e non vedo l’ora di vedere cosa insegnerà a tutti noi il loro viaggio!
Un grande grazie a Christina, oltre che per averci accolti a casa sua, per le belle chiaccherate fatte insieme, per aver condiviso sogni e speranze su un altro modo possibile di fare scuola ovunque essa sia!
Nei giorni scorsi siamo stati ospiti di Christina e Jiri. Vivono a Brloh, un piccolo villaggio di circa mille persone nella Boemia meridionale a 160 chilometri a sud di Praga.
Il termine “brloh” significa tana e ci è stato riferito che un tempo questa regione era popolata di orsi.
Lo stemma del paese di Brloh, in Boemia
Hanno ristrutturato da qualche anno la grande cascina dei nonni di Jiri e adesso ci vivono con le loro figlie Asha e Anna di quasi 3 anni. Jiri si occupa di packaging design per un’azienda britannica, Christina è originaria di Philadelphia, Pennsylvania, Usa e lavora come insegnante di inglese. Abbiamo fatto delle lunghe e interessanti chiacchierate sulle nostre esperienze d’insegnamento e sul nostro modo di intendere l’educazione. Ne parleremo in un altro articolo…
Jiri e Christina ci hanno contattati dopo aver letto del nostro progetto e ci hanno aperto le porte di casa loro in cambio di qualche aiuto.
Abbiamo estirpato erbacce nell’orto, potato piante, trapiantato mirtilli e rose, trasportato pietre per il pavimento, preparato conserve con i frutti dell’orto, apportato modifiche alla cucina di fango e smontato mobili destinati alla discarica…
Eccoci al lavoro!
È stato un “duro” lavoro ma ci ha fatto piacere ricambiare la loro calda ospitalità e contribuire al miglioramento della casa.
Jiri ci ha accolto offrendoci una birra appena arrivati (alle 10 di mattina!) e ha cucinato per noi delle gustose frittele tipiche di questa regione chiamate bramboraky.
Noi abbiamo contraccambiato con una carbonara in versione vegetariana.
Christina ci ha messo in contatto con l’asilo montessoriano di Ceske Budejovice in cui lavora come insegnante d’inglese e con un’amica che lavora in una scuola democratica di Brno che speriamo di riuscire a visitare nei prossimi giorni.
Pur avendo trascorso poco meno di una settimana, siamo riusciti a vivere dei momenti di scambio e condivisione informale: una sera abbiamo visto “Full metal jacket” di quel geniaccio di Stanley Kubrick (ahimè ancora troppo attuale!).
Serata cinema in giardino – ovviamente in lingua originale coi sottotitoli in ceco!
Un’altra sera, Ersilia ha avuto l’occasione di vedere una performance di teatro-danza molto coinvolgente: “Agora” di Divadlo Continuo.
Christina ed Ersilia hanno condiviso la loro passione per la pratica dello yoga e della danza.
Yoga in compagnia
Le interazioni tra i nostri figli, forse anche a causa della differenza di età, sono state limitate ma Christina ci ha ripetuto più volte di essere molto sorpresa di come Asha ed Anna osservando Giacomo e Anita abbiano iniziate a giocare con la loro cucina di fango che fino ad allora non avevano mai utilizzato.
Speriamo vivamente, nel corso dei prossimi mesi, di incontrare famiglie con bambini/e di età vicine a quelle dei nostri per poter accogliere il loro bisogno di nuove amicizie.
In questi primi giorni di viaggio stanno manifestando una certa curiosità per le lingue straniere e Giacomo, come era prevedibile, si sta appassionando al calcolo del cambio tra euro e corone ceche.
Beh, che dire, come inizio non c’è male… siamo ripartiti da Brloh con un po’ di malinconia ma anche con la voglia di rimetterci sulla strada in cerca di futuri incontri e nuove storie!
Ultima cosa: Jiri e Christina hanno ricavato all’interno della loro casa anche un appartamento adibito a bed&breakfast. Se passate da queste parti vi consigliamo vivamente di fare una sosta qui, magari per poi visitare la meravigliosa Cesky Krumlov…
Mercoledì 3 agosto ho incontrato Katarina Hulikova, direttrice della scuola dell’infanzia “Anglicka zahrada” di Ceske Budejovice.
A presentarcela è stata Christina, la nostra attuale ospite, che collabora con la scuola come insegnate di inglese.
Si tratta di una scuola privata bilingue di ispirazione montessoriana.
Al mio arrivo erano presenti nella struttura due adulte e cinque bambini/e. Alcuni di loro stavano giocando su un tappeto altri erano impegnati a lavare con una spugna una grande lavagna di ardesia. Mi sono presentato alle due educatrici e ho salutato bambini/e che sono stati invitati a rispondermi in inglese.
Quando è arrivata Katarina ci siamo spostati in un bar poco distante molto frequentato dalle famiglie del quartiere. Mi è spiaciuto non poter trascorrere un tempo sufficiente all’interno dell’asilo e avere l’occasione di osservare in modo approfondito le loro attività.
Ho chiesto alla direttrice di raccontarmi un po’ delle motivazioni che l’anno portata ad aprire questa scuola e mi ha risposto di averlo fatto perchè, come mamma, era insoddisfatta dell’offerta delle scuole pubbliche sovraffollate e non in grado di accogliere i bisogni individuali delle piccole persone.
Ha scelto l’approccio montessoriano perchè è quello che, secondo lei, risponde meglio ai bisogni dei bambini e delle bambine. Dà molto valore al ruolo dell’ambiente e dei materiali. Per quel che ho potuto vedere gli spazi sono molto curati ed accoglienti. Mi ha riferito di aver avuto difficoltà nel trovare personale formato sul metodo e che le piacerebbe investire maggior tempo ed energie nella formazione con le famiglie.
Ci siamo poi addentrati, tra un caffè e una fetta di torta, in questioni squisitamente pedagogiche e Katarina ha risposto con puntualità a tutte le domande che le ho rivolto e che vorremmo montare in un documentario insieme alle altre testimonianze che raccoglieremo nel nostro viaggio.
Mi ha colpito la sua positività e la passione con cui sembra perseguire il sogno di un’educazione ispirata al principio della libertà di scelta e di ascolto dei bisogni di tutti.
Nei prossimi giorni abbiamo in programma una chiaccherata con una mamma/accompagnatrice di un progetto outdoor per la fascia 6/11 e stiamo aspettando conferma per incontrare un insegnante di ScioSkola una scuola democratica di Brno. Sono curioso di sapere cosa ci racconteranno…
Ieri è stata una giornata speciale: il 40° compleanno di Ersilia!
Dopo aver salutato Gloria e Marcello, in partenza per una breve meritata vacanza, abbiamo deciso di festeggiare concedendoci una serata presso il rifugio Potzmauer.
Il rifugio ha da poco cambiato gestione. Sirio e Stefano dopo aver gestito per alcuni anni un rifugio sulla Marmolada si sono lanciati in una nuova avventura. L’accoglienza di tutto il personale è stata davvero calorosa. Nell’attesa della cena io, Giacomo e Anita, abbiamo potuto cimentarci col tirco con l’arco e con la raccolta dei lamponi mentre Ersilia si concedeva tempo per praticare yoga.
La cena è stata a dir poco deliziosa e in cucina il fratello di Sirio non ci ha fatto per nulla rimpiangere le pietanze preparate da Giuliano, il cuoco precedente.
Il tocco finale è stato il pernottamento nella fantastica yurta, calda e accogliente, in cui anche il temporale notturno ha contribuito ad aggiungere magia ad una giornata ricca di emozioni.
Per la prima tappa del nostro lungo viaggio abbiamo deciso di venire a trovare i nostri amici Gloria e Marcello. Vivono ai masi alti di Grumes (TN) dove portano avanti, con impegno e professionalità, le attvità di una azienda agricola di montagna.
L’azienda produce, ispirandosi ai principi dell’agricoltura sinergica e della permacultura, oltre 50 varietà di ortaggi e frutti. Marcello, ex grafico proveniente dall’hinterland milanese, è stato in Australia per formarsi e successivamente ha trovato nel territorio dell’alta Val di Cembra il luogo ideale dove avviare la propria azienda. Gloria è una maestra di scuola primaria esperta di outdoor education che pratica la propria professione con creatività e dedizione. Un suo contributo lo trovate all’interno del libro edito da Zeroseiup “La natura mette radici a scuola”.
Nel 2017, dopo essere stati ospiti del maso Zepp per un breve soggiorno, ci siamo innamorati di questo luogo e dei nostri ospiti al punto che siamo stati molto tentati dal trasferirci qui. Avevamo trovato una bella casa che affaccia sulla valle e su Montesover (luogo in cui Sandro è stato concepito…) Ragioni economiche e logistiche alla fine ci hanno fatto desistere ma, segno del destino, in quello stesso anno abbiamo dato vita insieme ad un gruppo di famiglie al nostro primo progetto di libera immersione in natura per bambine e bambini dai 3 ai 6 anni: Samara.
Sabato 23 luglio saremo ospiti di “A briglia sciolta” nella meravigliosa sede di via Daverio 18 a Varese. Alle 19.00 Reading letterario sul tema del viaggio, presentazione del nostro progetto “orizzonti di gioia” e banchetto con artigianato. Ingresso libero su prenotazione: diffusione@abrigliasciolta.it. Vi aspettiamo!