Rock art!

Venerdì 2 settembre dopo aver salutato Giampiero Monaca ci siamo diretti a sud con l’idea di raggiungere Lakselv alla fine del Porsangerfjord e da lì proseguire il giorno dopo per la Finlandia. Lungo la strada però, come spesso accade, abbiamo cambiato destinazione. Ci siamo lasciati tentare dal cartello che indicava la direzione per Alta, meta suggeritaci qualche giorno prima da Mario e Lea, la coppia di ragazzi tedeschi conosciuti quache giorno prima e che proprio mentre ci dirigevamo a Nordkapp abbiamo rivisto lungo la strada.

La cosa che ci ha stuzzicato maggiormente è stata l’idea di recarci all’Alta Museum situato sulla baia di Hjemmeluft.

Hiemmeluft è il nome norvegese della zona che un tempo i Sami (termine da preferire al più usato Lapponi) chiamavano Jiepmaluokta (jiepma = foca e luokta = baia) ma ormai di foche nella baia non se ne vedono più…

Ciò che ha reso famoso questo luogo, al punto da meritarsi l’iscrizione al patrimonio dell’Unesco nel 1985, è stata la scoperta tra gli anni ’60 e ’70 di alcune incisioni rupestri.

Ad oggi sono state portate alla luce circa seimila figure risalenti ad un perido compreso tra settemila e duemila anni anni fa.

“L’arte rupestre di Alta, che include migliaia di incisioni e graffiti, è un’eccezionale testimonianza di vari aspetti della vita, della natura e delle attività delle popolazioni di cacciatori che hanno vissuto nel territorio artico nella preistoria. Le grandi variazioni di motivi e scene rappresentate hanno un alto valore artistico e rappresentano una lunga tradizione di interazioni tra le popolazioni di cacciatori e il territorio. Le incisioni rappresentano anche lo sviluppo dei simboli esistenti e dei riti praticati intorno al 5000 a.C. fino all’anno 0” (fonte: unesco.org)

Le numerose figure rupestri sono incise su rocce situate in una zona costiera. A seguito dell’innalzamento delle terre avvenuto al termine dell’ultimo periodo glaciale (la cosiddetta glaciazione Würm, terminata all’incirca tra il 16.000 e il 14.000 a.C.) le incisioni più antiche risultano situate nella parte superiore del sito mentre le più recenti si trovano più vicine al mare.

Quando le rocce furono incise, infatti, la roccia si trovava a livello del mare. Oggi sono visibili a differenti altezze tra gli 8 e i 25 metri s.l.m. Durante il periodo glaciale la maggior parte della Scandinavia era ricoperta, e spinta verso il basso, da un enorme strato di ghiaccio spesso fino a tremila metri di altezza. Quando, al termine dell’era glaciale, il ghiaccio ha lentamente inziato a sciogliersi, la terra ha iniziato ad innalzarsi prima più velocemente e poi più lentamente, al diminuire della pressione.

Percorrere i 3 chiometri di passerella che costeggia i vari massi incisi è stato un vero tuffo nel passato sia dal punto di vista geologico che antropologico. O meglio, è stato come prendere la macchina del tempo partendo dalle incisioni più antiche (pitturate di rosso secondo l’uso in voga ai tempi della loro scoperta) a quelle più recenti, volutamente lasciate nella loro condizione originale.

Una guida cartacea e un’ottima audioguida (disponibile anche in italiano) hanno reso la fruizione della visita ancora più interessante ed arrichente sia per noi che per i bambini.

Oltre al fascino di un’espressione artisitica risalente ad un passato così lontano ci ha permesso di conoscere e riflettere su tanti argomenti:

  • Geologia – glaciazioni, movimenti della crosta terrestre, formazione e composizione delle rocce
  • Storia – linea del tempo, evoluzione dei viventi, contatti tra popolazioni in epoche lontane, convenzioni nella misurazione del tempo (a.C. / d.C.), usanze della vita quotidiana, tradizioni e necessità e modalità diverse di comunicare (da quella grafica a quella linguistica orale e scritta).
  • Zoologia – diffusione di alcune specie di animali e loro caratteristiche, estinzioni per diverse cause.
  • Filosofia – concezione di spiritualità, sciamanesimo, cosmogonia, connessione profonda con la natura e le sue forze (animali totemici).

A conclusione del percorso all’aperto, una mostra permanente allestita nei locali del museo ha arricchito la visita grazie a panneli informativi, teche con reperti, filmati e alcune esperienze multimediali che i nostri due nativi digitali hanno particolarmente apprezzato.

Un’ultima curiosità: il locale seminterrato che ospita i bagni e gli armadietti guardaroba è anche un rifugio anti-bomba. A partire dal 1953, in piena guerra fredda, una legge norvegese prevedeva che ogni edificio pubblico con una superficie superiore ai 150 mq dovesse opsitare un bunker. Il museo di Alta, inaugurato nel 1991, occupa una superficie di 2500 mq e il suo rifugio sotterraneo potrebbe offrire riparo in caso di bombardamento e radiazioni ma, come evidenziato sulle sue porte, il personale si augura che non debba mai essere usato per lo scopo per cui è stato creato bensì “come parte di un esibizione museale sul passato primitivo dell’umanità quando l’uomo ha fatto la guerra contro l’uomo”.

Insomma, una deviazione dell’ultimo minuto si è rivelata un’ottima occasione di apprendimento per tutta la famiglia. L’interesse che questa esperienza ha suscitato in Giacomo e Anita si sta manifestando anche nei loro giochi: proprio nel momento in cui scrivo stanno impersonando due primitivi che cercano legna e vanno a caccia per nutrire la tribù.

Ancora una volta il viaggio ci ha insegnato qualcosa del nostro passato di specie umana in cammino.

Un ringraziamento va a Roberta che, con una donazione fattaci qualche giorno fa, ci ha permesso di sostenere il costo (non proprio economico) dell’ingresso al museo. Grazie di cuore!

2 thoughts on “Rock art!”

  1. Bellissimo questo viaggio-filo che state intrecciando con la vita, le tracce, i pieni, i vuoti, le luci, le ombre, l’umano, la natura, gli orchi, gli dei…Con il tutto…
    Con voi che ci tenete un po’ lì con voi stretti stretti…
    Con noi che a distanza vi pensiamo, vi immaginiamo, vi sentiamo… Vi abbracciamo con gioia .

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