
Passeggiando per un bosco poco fuori Tallinn, capitale estone, con Giacomo abbiamo parlato delle sue paure.
Ultimamente capita che durante la notte si svegli dicendo che ha paura dei mostri.
Abbiamo cercato di capire quale sia il timore e come si sente quando cala il buio che richiama l’ignoto.
Noi stessi, Sandro e io, ci siamo ritrovati a raccontare di quando da bambini temevamo il buio e di tutto quello che la nostra immaginazione proiettava in quel buio.
A ripensarci sento ancora quella paura come reale, fisica, non razionalmente spiegabile. Abbiamo riconosciuto legittime le paure di Giacomo, con i suoi otto anni di vita, che si trova a vivere un’esperienza elettrizzante ma anche ricca di incognite!
Abbiamo cercato di ascoltare, accogliere, rispecchiare e legittimare le sue paure più esplicite chiedendo cosa potrebbe aiutarlo ad “avere meno paura”.
Siamo arrivati a ricordarci che starci vicino rassicura e rasserena, ricordandogli la nostra presenza, protezione e amore.
Questo, da madre e da padre, è il nostro primario compito anche se in cuor mio sono consapevole che può essere solo un buon proposito.
Il timore di non essere sufficientemente protettiva è reale e tangibile!
So che non posso (e forse, non devo) proteggerlo da tutto, neanche dalle sue stesse paure. Non è nelle mie reali e umane possibilità. Non posso, anche se vorrei, controllare l’accadere delle cose.
Tanto meno non posso illudere i miei figli di poterlo fare, non sarebbe onesto.
La cosa che, forse, posso fare è accogliere il mio e loro senso di fragilità poiché è questo che più di tutto le paure ci ricordano: che siamo fragili!
È questa fragilità che tanto ci fa sentire esposti e indifesi. Ci fa tremare…
Ma a volte forse dobbiamo un po’ tremare per comprendere quanto di prezioso e precario abbiamo, per desiderare un abbraccio che scalda e accoglie, per dialogare e scendere a patti con le ombre che ci accompagnano.
Abbiamo cercato, in un secondo momento, di ironizzare dicendo che se i “mostri” annusano i piedi (talvolta sporchi e puzzolenti) forse scappano!
Poi mi è venuto da ricordare che più di tutto i “mostri”, come dice Manuel Agnelli, sono soli, forse bisognosi solo di attenzione, e che quando si ha il coraggio di affrontarli si scoprono cose inaspettate!
Allora penso ai miei “mostri”: quelli che da piccola cercavano spesso di entrare dalla porta di casa mia, creandomi molta paura e inquietudine. Quando una volta, invece che opporre resistenza, ho aperto la porta per “dirgliene quattro”, li ho trovati sicuramente brutti ma anche molto indifesi, fragili e soli!!
Mi hanno fatto così tanta tenerezza che non sono più tornati a trovarmi nel cuore della notte!
Auguro a Giacomo, con il tempo, di riuscire a trovare un modo per entrare in relazione con i suoi “mostri”, per forse scoprire che spariscono proprio quando accettiamo di vederli e fargli compagnia!

Posso piangere?🧡
Certo! Ti abbraccio!
Certo!
Ti abbraccio!
Ciao cara, ricordo ancora perfettamente il mio di “mostro” infantile: era un viso con i capelli biondissimi quasi bianchi, ma gli occhi …erano privi di pupilla, avevano solo il puntino nero centrale. Vedevo allora una serie tv (parliamo della tele in bianco e nero…sai sono vecchia) della prima fantascienza, che mi piaceva un sacco ma che mi spaventava. L’ignoto, come dici tu, gli alieni, erano quelli i miei mostri, piu’ delle streghe, che invece mi affascinavano.Anche Ruben aveva i suoi mostri notturni, che poi nei suoi disegni diventavano tirannosauri con denti appuntiti.
Prova a farglieli disegnare, cosi’ puo’ definirli e magari ci puo’ costruire delle storie a fumetti, dandogli un’identita’ fantasiosa.
Ti mando un’abbraccione.
Cinzia (la strega aliena)
Anche a me piacciono le Streghe, ne ho diverse come amiche ❤️!
L’idea di fargliele disegnare la tengo a mente, grazie!
Intanto da quando ne abbiamo parlato va molto meglio… sarà aver dato un tempo, uno spazio di pensiero e delle parole o saranno stati veramente i miei piedi?!? 🤣😝
Un abbraccio stregato!